Lunedì scorso siamo andati al Rainbow Magic Land, il nuovo parco dei divertimenti realizzato a Valmontone (Roma) ed inaugurato ufficialmente solo pochi giorni prima. Abbiamo deciso di andare a pochi giorni dall’apertura per approfittare del prezzo promozionale: 25 euro contro i 39 che si pagheranno a partire, se non erro, dal 26 giugno in poi. In realtà noi abbiamo pagato 21 euro a biglietto grazie agli sconti riservati ai possessori della tessera Panorama o a chi presentasse un buono rilasciato dalla stessa catena di supermercati in seguito ad una spesa minima di 10 euro. Sono comunque disponibili altri metodi per evitare di pagare il prezzo pieno; ad esempio, almeno fino alla scorsa settimana, presso il Fornaci Village di Frosinone acquistando un biglietto di ingresso per il parco se ne otteneva un altro in omaggio. Suggerisco vivamente a tutti i lettori di approfittare di queste promozioni, perché come capirete leggendo il resto del post non vale la pena spendere 39 euro per una giornata al Rainbow Magic Land. Ma passiamo al resoconto della nostra “visita”.
Siamo arrivati relativamente presto, intorno alle 11 di mattina, e abbiamo trovato il parcheggio quasi completamente vuoto; approssimativamente c’erano un centinaio di macchine e qualche pullman turistico. Il parcheggio è molto comodo, accessibile e coperto da tettoie; lo spazio della copertura è stato intelligentemente sfruttato per l’installazione di molti pannelli solari, ma non sono sicuro che l’impianto sia attualmente funzionante. La fila all’ingresso è stata breve e c’è stato solo un piccolo intoppo dovuto al fatto che la cassiera non era al corrente della promozione collegata alla carta Panorama, problema che si è risolto nel giro di qualche minuto. La prima brutta notizia, però, riguardava la lunga lista di attrazioni non ancora aperte al pubblico, che comprendeva buona parte dei giochi più divertenti; cartina alla mano, restavano quasi esclusivamente giochi per bambini e per “la famiglia”. L’unica attrazione “per coraggiosi” disponibile era “Cagliostro”, uno spinning coaster abbastanza divertente ma un po’ troppo breve (quasi un’ora di fila per un giro di circa cinquanta secondi) che nel corso della giornata si è fermato più volte a causa di problemi tecnici. A parte questo, l’unica altra attrazione degna di nota è stata la cosiddetta “Isola volante” (nella foto che segue), dalla quale è possibile osservare dall’alto tutta l’area del parco, compresi i cantieri con i lavoro in corso.
Un altro minuto di divertimento (si fa per dire) lo si può trascorrere adagiati sui gommoni di “Drakkar, fiume selvaggio”, definita come «un’avventurosa raft ride nella quale affrontare rapide, correnti, turbini proprio come a bordo di un drakkar che percorre un fiume attraverso la fredda Norvegia per arrivare al mare!». In realtà anche questa attrazione è stata abbastanza deludente, e l’unica emozione è stata riservata al sottoscritto, che si è bagnato maglietta e camicia al punto da essere costretto ad acquistare un’altra t-shirt presso l’apposito negozio, piazzato non a caso proprio all’uscita del gioco. Per passare il tempo ed evitare di andarcene già alle due del pomeriggio (orario in cui avevamo già fatto il giro del parco almeno un paio di volte), siamo andati a mangiarci un panino in quello che, sulla mappa, era definito “self service”; in realtà si trattava di un semplice fast food in cui la fila era più o meno la stessa di Cagliostro, ma il cui cibo lasciava molto a desiderare: prezzi alti e qualità davvero indecente. Ciliegina sulla torta: non c’era nessuno che svuotasse i cestini dei rifiuti, per cui ad un certo punto i tavoli hanno iniziato a riempirsi di vassoi pieni di cartacce, bicchieri, bottiglie e resti di panini e patatine. Ho segnalato la cosa a una delle cassiere, che mi ha risposto con un ingenuo “ora mandiamo qualcuno a svuotarli…”; purtroppo non ho avuto la prontezza di fotografare lo scempio. Dopo pranzo, avendo già provato l’ebbrezza delle mini montagne russe e dell’Olandese Volante, non ci era rimasto altro che il Planetarium dove, dopo una certa attesa per dei problemi tecnici, è stato proiettato un filmetto in 4D abbastanza breve e deludente che aveva come tema la natura e la sua salvaguardia. Uscendo dal planetario, si attraversa il cosiddetto castello di Alfea, che non è altro che un negozio in cui si possono acquistare costumi e gadget vari. A quel punto non ci restava che andarcene, non prima di aver assaggiato un gelato buono ma abbastanza costoso e aver fatto l’ultimo giro in uno dei negozi del parco.
Conclusioni: allo stato attuale, il Rainbow Magic Land si è dimostrato davvero deludente, con pochi giochi divertenti e molta disorganizzazione. Il personale stentava a far rispettare l’ordine ai visitatori, molti dei quali a dire il vero non si sono comportati in maniera molto educata soprattutto per quanto riguarda il rispetto delle file. Forse l’apertura del parco è stata prematura, evidentemente dettata dall’esigenza di iniziare a monetizzare l’investimento economico sostenuto. Il mio voto: un 4+ di incoraggiamento.
