Lo uttro* in affitto

(*) In dialetto ciociaro, uttro vuol dire bambino.
Quando ho iniziato a scrivere questo post, avevo in mente di esporre tutta una serie di ragionamenti molto articolati, ma poi mi sono scontrato con i miei evidenti limiti di esposizione; purtroppo ho la tendenza a divagare e a mischiare i pensieri in maniera così confusa che in poco tempo diventano incomprensibili anche per me. Quindi tenterò di esporre le mie idee in modo sintetico, ché mi è più congeniale.
Sono favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto, che siano eterosessuali o omosessuali. Inoltre sono favorevole alla cosiddetta “stepchild adoption”, applicata alle coppie di fatto eterosessuali come a quelle omosessuali, perché si tratta di una norma che riguarda i bambini e solo indirettamente i genitori e i loro partner. Dal mio punto di vista trovo perfettamente ragionevole che ad una persona sia riconosciuta la possibilità di occuparsi del figlio del proprio partner quando questi ne sia impossibilitato. I casi più comuni che vengono citati riguardano, ad esempio, la possibilità di far uscire in anticipo il bambino da scuola quando ve ne sia un qualunque motivo, o la possibilità di accompagnarlo all’ospedale o al pronto soccorso in caso di emergenza. Se non si è legati da un vincolo di parentela con il bambino, queste semplici cose non sarebbero possibili; la “stepchild adoption” serve proprio ad introdurre questo legame. Non serve, come molti pensano o potrebbero pensare, ad introdurre la possibilità di adozione per le coppie di fatto (etero o omosessuali che siano). E questo mi porta dritto al secondo punto del mio pensiero.
Sono favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso. In fin dei conti, cosa cambia tra una coppia di persone che si amano e una coppia di persone sposate che si amano? Soltanto una firma su un documento. Molte persone, probabilmente la maggioranza degli italiani, non saranno d’accordo con questa idea, in particolare perché avrebbe come conseguenza la possibilità per le coppie omosessuali di adottare dei bambini. Per come la vedo io, più che un nefasto effetto indesiderato, questa sarebbe una maggiore garanzia di tutela per i bambini da adottare, perché estenderebbe a tutte le coppie, non solo quelle eterosessuali, le verifiche di idoneità all’adozione. E da ciò scaturisce il terzo, e ultimo, punto del mio pensiero.
Non sono particolarmente favorevole alla cosiddetta maternità surrogata, o “utero in affitto”. Sono invece dell’idea che quando una coppia non è nelle condizioni di avere figli, a un certo punto, piuttosto che ostinarsi ad avere un figlio che ne erediti il DNA, debba orientarsi verso l’adozione secondo le vie “tradizionali”. Questo per me avrebbe almeno quattro vantaggi:

  • si toglierebbe un bambino da un istituto, regalandogli una famiglia in cui crescere;
  • si risparmierebbero i soldi necessari per i trattamenti medici e gli impianti;
  • si eviterebbe di sottoporre il proprio corpo, o quello di un’altra donna, a stress ed interventi chirurgici non necessari;
  • si eviterebbe di dover spiegare ad un bambino, prima o poi, che è stato concepito in maniera molto diversa dagli altri, e partorito da una donna che, geneticamente, non è sua madre (e che magari non vedrà mai).

E’ un tema difficile, delicato e con moltissime implicazioni, e quindi non trattabile con un breve post su uno stupido blog, tuttavia questo è il mio pensiero. Alcuni lo condivideranno, altri invece no; ciò nonostante mi auguro che tutti lo rispettino, come io rispetto chi la pensa in maniera diversa.

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