Startup di merda

Qualche giorno fa stavo sbirciando su Amazon alla ricerca di qualche libro che parlasse di startup e, tra i vari risultati, mi ha colpito un titolo alquanto singolare: “Startup di merda”, di Mario Moroni. Incuriosito, ho scaricato ed iniziato a leggere l’anteprima della versione Kindle, e sono bastate pochissime pagine per convincermi all’acquisto dell’e-book.

Il libro, come è facile intuire, ha lo scopo di convincere potenziali imprenditori a valutare attentamente l’opportunità di avviare un nuovo business con l’obiettivo di diventare ricchi e famosi grazie a una qualche idea innovativa e rivoluzionaria. Il motivo? Semplice: nove startup su dieci, in Italia e nel resto del mondo, falliscono miseramente nel giro di poco tempo, lasciandosi dietro debiti e disperazione.

L’autore descrive gli errori più comuni degli startuppari, sfatando miti e leggende particolarmente diffusi tra giovani imprenditori cresciuti con l’ideale del miliardario che ha dato inizio al suo successo partendo da un garage e senza il becco di un quattrino.

La realtà, spiega Moroni, è ben diversa e disseminata di innumerevoli pericoli ai quali soltanto i più preparati e i più avveduti riescono a sopravvivere. Se hai in mente di avviare una startup in un determinato settore, spiega l’autore, devi necessariamente essere esperto di quel settore e devi circondarti delle persone giuste in grado di colmare le tue eventuali lacune nel modo più efficace possibile. Devi anche essere pronto a sacrificare tempo, sonno, vacanze, relazioni e divertimenti per diversi anni se vuoi riuscire a tenerti a galla e non affondare al verificarsi delle prime difficoltà.

Il libro si legge in poche ore, è scritto in uno stile leggero, divertente ed irriverente, con il linguaggio tipico di chi, avendo vissuto in prima persona certe esperienze, vuole comunicare il suo messaggio nel modo più diretto possibile. L’autore raggiunge il suo scopo? Probabilmente no, perché chi ha in testa la sua idea e coltiva da tempo dentro di sé la voglia di realizzarla, non si farà scoraggiare da un libro scritto da chi, tutto sommato, alla fine l’ha sfangata ed è riuscito a non farsi ingoiare dal mare di merda che seppellisce nove startup su dieci.

Fregature on-line: il caso Play Sea

Occupandomi di sicurezza informatica, raccontare questo episodio non mi fa fare una gran bella figura, ma d’altra parte serve a dimostrare che nessuno è immune e che non bisogna mai abbassare la guardia.

Si stava avvicinando il compleanno di mia figlia e quindi bisognava scegliere un regalo da parte di mamma e papà, e quando si tratta cercare regali mia moglie è molto più attiva e veloce di me. Quindi solitamente succede che lei trova il giusto regalo (quasi sempre on-line), mi manda il link e io pago. Nel 90% dei casi si tratta di comprare su Amazon, altre volte su siti che accettano pagamenti via PayPal. Stranamente questa volta il link portava ad un sito che chiedeva direttamente la carta di credito, cosa un po’ rara per le mie abitudini di acquisti in rete. Tuttavia, dato che il link me lo aveva mandato una persona fidata ho dato per scontato che fosse un sito affidabile e ho proceduto alla registrazione del mio account e all’acquisto con carta di credito (in realtà una carta prepagata contenente poco più della somma che avevo preventivato di spendere). Risultato: la sessione https seguente il checkout è andata in timeout e a me non è arrivata nessuna conferma dell’acquisto. Tuttavia, riloggandomi sul sito e andando nel mio profilo, risultava che il pagamento (di  circa 146 euro) era andato a buon fine e che l’ordine era in fase “pending”. Segnalo immediatamente l’anomalia scrivendo all’indirizzo indicato per i contatti, aspettando una risposta nel giro di qualche ora. Nel frattempo continuo con i miei acquisti su altri siti (fidati). Leggi tutto “Fregature on-line: il caso Play Sea”